ell’Umbria, Guido Piovene ha affermato: «In nessuna altra parte d’Italia esiste una corona di città belle, così prossime l’una all’altra : Perugia, Assisi, Gubbio, Orvieto, Spoleto e poi Narni, Spello, Trevi, Foligno, Montefalco, Città dì Castello; nomino da sola Norcia, perché si tende troppo spesso a dimenticarla; più una città industriale, Terni».
Ma l’elenco è tutt’altro che completo.
Altre città o centri minori possono, con dignità, esservi aggiunti: vedi Cascia, Gualdo Tadino, Nocera Umbra, Amelia; né vanno dimenticati, per motivi diversi ma ugualmente validi come documentazione d’ambiente, di storia, di cultura, Otricoli (l’appendice meridionale dell’Umbria), Città della Pieve (punto d’incontro, ad ovest, con la Toscana, e patria di Pietro Vannucci: il “Perugino”), Todi con la sua millenaria storia da ricantare.
Gli anzidetti sono soltanto i centri maggiori, dove a più chiare note viene narrata, nelle sue cento voci, la storia dell’Umbria. E se, da questi punti-chiave, ci si addentrasse, attraverso strade secondarie spesso cariche d’incanto, nei piccoli paesi, nei minuti borghi, si avrebbe altrettanta storia ed altrettante tracce dei vecchi umbri, degli etruschi, dei romani, del Medioevo, del Rinascimento. Basti pensare a Stroncone, Collescipoli, Acquasparta, Alviano e Lugnano in Teverina, Tuoro e Passignano sul Trasimeno, Umbertide e Montone, Corciano e Magione, Baschi, Piediluco (e le Marmore), Ferentillo, Preci, Bevagna...
Ma allora, tutta l’Umbria ? Si, perché non c’è paese o gruppo di case, dove non esista almeno un castello, una torre, una chiesa, un convento o un’abbazia, più o meno conservati: dovunque storia, leggenda, arte, panorama si fondono a documentare momenti di vita intensa, la cui eco permane e si espande anche fuori della Regione.
Certo è che l’Umbria non avrebbe il fascino irresistibile per milioni di persone, di ogni età, di ogni cultura, di ogni nazione e - cosa innegabile - di ogni religione, se , in un paese sperduto alle falde dell’Appennino centrale, non vi fosse nato un uomo di nome Francesco Moriconi di Pietro di Bernardone d’Assisi.
Senza dubbio alcuno non vi sarebbero sbocciati tanti artisti, letterati, poeti, né vi sarebbero confluiti, se non si fosse trattato di cantare, di immortalare, con la penna, i pennelli, gli scalpelli, la pietra, il legno o qualunque altra materia, questa figura, la cui epopea «meglio in gloria di ciel si canterebbe».
Dovunque Francesco è passato e la sua ruvida tonaca e i suoi piedi scalzi, contrassegnati dalle piaghe del Cristo, hanno toccato il suolo, è fiorita l’arte e la poesia, oltre che la santità. Per cui, giungere in Umbria significa entrare in uno dei più ampi musei e dei più santi sacrari del mondo: con gallerie infinite, che coincidono con l’orizzonte ed hanno come sfondo fiumi e ruscelli, o prati e colline, che tutti vorrebbero vedere e in cui tutti vorrebbero vivere almeno un’ora della propria vita
Paolo Rossi
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